Zagor: Zenith 666 – Darkwood dylaniata tra passato e futuro

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Siamo in pieno periodo Dylan Dog. L’inquilino di Craven Road 7 compie trent’anni e negli ultimi giorni abbiamo assistito a numerose dimostrazioni di affetto verso il personaggio di casa Bonelli. Vi abbiamo già parlato della ricorrenza e di Mater Dolorosa, l’ultimo impressionante numero arrivato nelle nostre librerie.https://i1.wp.com/www.sergiobonelli.it/resizer/610/400/true/1455699555425.jpg--tiziano_sclavi_torna_a_scrivere_dylan_dog_.jpg?resize=314%2C206
Ma non è solo l’occasione per ricordare la lunga permanenza di Dylan in edicola, ma anche per celebrare il genio del suo papà: Tiziano Sclavi (non Xabaras).

Per chi non lo sapesse, Sclavi, prima di creare l’Old Boy, tra le altre cose ha militato fieramente nei ranghi degli sceneggiatori di Zagor, lo Spirito con la Scure ideato da Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli) e dal recentemente scomparso Gallieno Ferri.
Ma non solo: è stato a mio parere uno degli scrittori che ebbe più nelle sue corde le complesse avventure del Re di Darkwood e del suo compagno Cico. Ci ha regalato storie memorabili come Il tesoro maledetto (numero 200), Lupo Solitario (198-199), Il signore nero (194-196), Devil Mask (201-203), Incubi (275-280), solo per citare quelle che invito a recuperare assolutamente.

Per una strana convergenza astrale, la data di uscita di Zagor numero 666 (il numero della bestia, nonché targa del maggiolino di Dylan) è caduta proprio a ridosso del trentennale dell’Indagatore dell’Incubo, perciò si è pensato di omaggiare Tiziano Sclavi e il suo passato zagoriano proponendo una storia particolare che racchiudesse le sue trovate più rappresentative.

https://i1.wp.com/sbamcomics.it/wp-content/uploads/2016/08/piccinelli-cover-zagor-zenith-666.jpg?resize=315%2C415Gli autori selezionati per questo arduo compito sono Luigi Mignacco, poliedrico sceneggiatore che ha firmato diverse storie sia dello Spirito con la Scure che dell’Indagatore dell’Incubo, e Luigi Piccatto, alla prima prova su Zagor, ma noto frequentatore di Craven Road.
Il tutto a colori (realizzati da Fabio Piccatto).
Prende quindi forma Zagor – Zenith 666 (a titolo informativo: “zenith” è anche la dicitura posta davanti alla consueta numerazione dei numeri di Zagor per distinguerla da quella dei “giganti”. Lunga storia, informatevi).
L’albo riceve un ulteriore bollino di unicità perché è il primo a sfoggiare una copertina non ad opera del maestro Ferri (che ha realizzato tutte le seicentosessantacinque precedenti più tutti i vari speciali!) ma di Alessandro Piccinelli, il nuovo incaricato per il futuro (vi abbiamo proposto una sua intervista).

Ma andiamo al dunque.
La storia inizia con il ritorno di Lupo Solitario (uno dei personaggi più fighi di sempre!). La sua tribù è scomparsa in circostanze misteriose e ha bisogno di Zagor per ritrovarla.
Ma anche “Digging” Bill è venuto a cercare Zagor: gli serve aiuto per recuperare la mappa che indica come raggiungere la seconda foce del Susquehanna, luogo in cui si svolse la battaglia per il tesoro maledetto del numero 200.

Le due vicende sono strettamente legate: il Susquehanna è anche dove presumibilmente un uomo incappucciato (che gli zagoriani riconosceranno come il Signore Nero) ha condotto la tribù di Lupo Solitario promettendo loro una nuova fantastica terra.
Da qui parte una serie di eventi che lega la tribù di Lupo Solitario, il galeone del capitano Holdbuck, il reame di Golnor (con Galad, Elchin, Panko il parvol e chi più ne ha più ne metta), Devil Mask e addirittura la mitologia di Dylan Dog.
Ad arricchire il tutto ci sono diverse strizzate d’occhio ai lettori dell’Indagatore dell’Incubo, del quale abbiamo anche un cammeo.

Ho trovato questo albo incredibile.
Forse non sarà un’avventura memorabile, ma Mignacco ha fatto un lavoro ammirevole per concatenare le creazioni sclaviane altrimenti prive di nesso comune. Ne è venuta fuori una storia godibilissima, nonostante qualche forzatura e incongruenza.
Sul fronte disegni, lo stile di Piccatto è forse la cosa più lontana da quello solitamente ammirabile su Zagor.
Ed è stupendo!

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Non tanto per lo stile o la qualità dei disegni (che comunque personalmente apprezzo molto, ma che capisco possano anche non piacere), ma per il fatto di vedere una proposta così diversa dal solito.
Conferiscono all’avventura dello Spirito con la Scure un’atmosfera nuova, diversa.
I colori poi, per quanto “semplici”, li esaltano ulteriormente.

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ATTENZIONE!

La prossima parte potrebbe nuocere gravemente alla salute degli zagoriani più conservatori.
(poi non dite che non vi avevo avvertiti!)

 

Vi propongo una mia personalissima lettura di tutta la faccenda: questo è nel complesso un buon numero, ma rappresenta molto di più. Rappresenta un tentativo di proporre qualcosa di nuovo, innovativo, moderno. La casa editrice ha alzato le antenne e ha deciso di provare a dare una scossa a un prodotto che gode di ottima salute, ma che non è detto rimanga a tali livelli per sempre.
Zagor mi risulta essere una delle testate Bonelli con meno erosione di lettori anche in questo periodo di calo generale, a dimostrazione di quanto gli zagoriani sostengano incondizionatamente il personaggio che per decenni li ha fatti sognare. Però dubito che, così come viene proposto, sia in grado di conquistare in maniera rilevante le nuove leve. Ed è terribile perché il personaggio ha ancora tantissimo da dire, semplicemente non si pone in modo che nuovi lettori possano sentirlo.

Perciò, da giovane sbarbatello quale sono, penso che Zagor abbia bisogno di una piccola rivoluzione e questo albo è stato forse il primo audace tentativo di dire “Ehi, staremmo pensando di cambiare un po’ di cose, che ne pensate? No, no, non abbiate paura: Zagor rimarrà Zagor, non lo snatureremo, ma dobbiamo fare qualcosa per arrivare alle nuove generazioni”.
Sì, perché tutti gli “zagoriani DOC” che rifiutano i cambiamenti dopo cinquantacinque anni di pubblicazioni (ho letto lamentele assurde rivolte contro i disegni di Barison dei numeri scorsi) sono solo degli egoisti. Vogliono davvero che Zagor muoia con loro o sperano che possa emozionare anche i loro figli e nipoti?

Quindi, caro signor Burattini (il curatore della testata), e cara Bonelli tutta, se ve ne può fregare qualcosa, sappiate che avrete tutto il mio sostegno se imboccherete questa nuova strada.

Classe 1992, ha combattuto per anni contro la dipendenza da fumetti. Da tempo si è arreso, impegnandosi anima e corpo per trasformare la passione in lavoro. È convinto di essere vicino al coronamento del sogno, ma si sbaglia.
  • Simone Mercurio

    Sono completamente d’accordo e faccio mio l’invito al Sig. Burattini. Magari sono di parte (Dylaniato della prima ora) ma ho trovato il suddetto nr. 666 un buon numero, per non parlare di Piccatto che adoro e del format “a colori” che mi trova particolarmente sensibile. Venendo alla parte più interessante dell’articolo devo dire che ho da sempre seguito (saltuariamente) Zagor in quanto trovavo che avesse delle dinamiche e delle potenzialità enormi. Quello che però mi deludeva (e ad esser sinceri riscontro spesso gli stessi sentimenti con Dylan Dog) era la ripetitività di certe situazioni, la “scontatezza” di certe reazioni (sia da parte del protagonista che da parte dei comprimari) e – mi si passi il termine – il troppo buonismo imperante. Sono un profano, lo so, ci sono lettori affezionati da anni ed anni al personaggio che ne sanno molto più di me e li rispetto, anzi è proprio a loro che chiedo: “Cosa amate di Zagor?” “Cos’è che vi mantiene legati a lui?” Alla fine quello che voglio riportare qui è solo il punto di vista di un appassionato di fumetti che vorrebbe (ma ancora non può) iniziare ad esser “fedele” all’eroe di Darkwood e non acquistarne dei numeri ogni tanto per “vedere se cambia qualcosa”. Se Zagor diventasse più “reale” (e non parlo delle storie), più “cattivo” o meglio “meno buono”, se ci fosse meno “infantilismo” tra lui e Chico ecc. ecc. be’ ecco…lo seguirei più volentieri. P.S.: apprezzate lo sforzo, mi sto impegnando molto, prova ne è che ho preso il Maxi “I cacciatori di indiani” e mi son già segnato in calendario di prender il prossimo numero a Novembre 😉

    • Elia Notari

      Ecco come si chiamano, sono i Maxi, e sì, le storie dei Maxi sono fantastiche, te li consiglio quasi tutti.
      Per il personaggio, ti assicuro che Zagor col tempo ha dimostrato di possedere anche delle ombre, ma il suo ideale di giustizia è quello e come tale deve rimanere, essere un eroe classico non è per forza una brutta cosa, mi rendo conto che molti lettori giovani potrebbero non esserne attratti, ma in fin dei conti è una questione di gusti.

      • Simone Mercurio

        Accetto il consiglio e mi segno i Maxi. 😉
        Essere un eroe classico non è una brutta cosa e l’ideale di giustizia non si discute, mi trova completamente d’accordo. La sintonia invece che manca è l’attualizzazione se si vuole di un eroe appunto classico e capisco benissimo non sia una cosa semplice, anzi, è lo snodo a cui s’è arrivati prima con Dylan Dog ed ora con Zagor. Non parlo né di contesti né delle storie in sé – il mix che permette Zagor di storico, western, fantastico, horror ecc.
        ecc. è stupendo ed è ciò che più m’intigra e mi fa ritornare ogni tanto
        sul personaggio – parlo appunto della difficoltà che trovo nel “digerire” certi atteggiamenti o certi comprimari. Mi si passi il termine: li trovo un pò infantili. Non dico che Zagor debba diventare cattivo…dovrebbe solo diventare un pò più “umano” che detta di un personaggio a fumetti e tutto dire 🙂

      • Marco

        È vero. Se ti capita leggiti le sue origini, le trovi sul volume “Il Re di Darkwood” in libreria e fumetteria, credo. Merita molto.

    • Marco

      Anche secondo me Zagor ha grandi potenzialità che potrebbero fruttare meglio anche di questi tempi.
      Riguardo i cambiamenti auspicabili non credo che renderlo più “cattivo” sarebbe saggio. È importante che il personaggio resti se stesso. Il buonismo di cui parli è parte del personaggio ed è anche giustificato dal suo passato. Inoltre ci sono storie in cui Zagor mostra anche un lato oscuro. Se riesci recupera “il re di Darkwood” (volume da libreria) in cui trovi le origini di Zagor è vedrai anche un suo lato più duro che però ha formato l’eroe estremamente buono che è ora.
      Sulla ripetitività è vero, però bisogna contare che siamo a 666 numeri più speciali. Si possono anche scusare i poveri sceneggiatori. Poi quando esce un’idea nuova e viene sfruttata bene saltano fuori i numeri memorabili, ma lo scopri solo se compri ogni numero o, come nel caso del 666, quando è un’uscita particolare che quindi compri a prescindere. Per questo iniziative di questo genere dovrebbero esserci più spesso.

  • Elia Notari

    Zagor è il mio personaggio preferito di tutta la Bonelli, ma devo dire che generalmente è parecchio sottovalutato, non in numero di vendite eh, ma se ne parla davvero pochissimo in rete, sui forum, tra recensori, dando MOLTA più attenzione a Dylan Dog, Nathan Never ecc.
    Questo è un peccato, dato che di storie uscite anche solo negli ultimi anni, molte meritano la lettura, senza parlare delle storie che escono ogni tot mesi sulla collana non Zagor Gigante, ma di cui adesso mi sfugge il nome.
    Quindi complimenti per parlarne signor Russo 😉

    • Marco

      Grazie dei complimenti, innanzitutto.
      Sono totalmente d’accordo con te: Zagor meriterebbe più visibilità perché pur essendo un personaggio storico della Bonelli ha le potenzialità per parlare anche alle nuove generazioni. I sistemi che si usavano negli anni ’80 per pubblicizzare una serie non sono più efficaci, di questi tempi. Per questo è necessario aumentarne l’impatto mediatico più possibile.
      Splash Page è appena nato ma per una serie di circostanze ha attirato categorie di lettori che molto probabilmente neanche sanno chi sia Zagor o ancor peggio lo etichettano come “da vecchi”. Con questo articolo spero che almeno un paio di persone in più conoscano o rivalutino il personaggio.
      Grazie ancora.

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